venerdì 29 giugno 2012

Senza parole

Giovedì, 26 Giugno 2012 seguo la partita Deutschland - Italien al Public Viewing Solimare in Moers. Probabilmente sono l'unico italiano. Attorno a me centinaia di adolescenti giubilano per gli undici della Bundesrepublik. Almeno fino a quando Balotelli segna la seconda rete. Il video qui di seguito mostra l'umore generale dopo la dolorosa doppietta. 
video
Un plauso particolare ai ragazzi presenti  (quasi tutti minorenni). Si critica tanto la generazione attuale, tutta "Lady Gaga" e internet, però va detto che i teenagers, di fronte alla disfatta nazionale, si comportano in maniera civilissima. Dopo il primo tempo, visto che le speranze di rimonta sono assai ridotte, si concentrano su flirt e chiacchierate. Adulti, imparate dai vostri ragazzi! 
PS: di rilievo il commento di una ragazza bella in carne, che a fine partita mi passa davanti inviperita urlando: "ich werde nie mehr 'ne Pizza bestellen!" (non ordinerò mai più una pizza). 

domenica 24 giugno 2012

Qualche buona ragione per imparare la lingua tedesca

Se vi piacciono le sfide, i rompicapo, le imprese impossibili, allora vi troverete a vostro agio nell'apprendimento del tedesco, idioma alquanto ostico, soprattutto per chi come lingua madre parla una lingua latina. Un'analisi divertente quanto spietatamente veritiera sulla complessità della sintassi tedesca ce la offre Mark Twain nel suo celebre saggio "The awful German language" (lo potete trovare qui: http://german.about.com/library/blmtwain01.htm). Non ci sono dubbi, die deutsche Sprache è difficile da imparare, ma ci sono tanti buoni motivi che ci incoraggiano ad apprenderla. Vediamone alcuni:
- Se è vero che molti europei parlano l'inglese come seconda lingua, in Europa la lingua madre più parlata è il tedesco: è parlata da 82 milioni di tedeschi, 8 milioni di austriaci, 5 milioni di svizzeri, più varie minoranze in Italia, Belgio, Romania.  In tutto, circa 100 milioni di persone, anche se a dire il vero in Austria, Svizzera e in Baviera per strada non si parla l'Hochdeutsch (che sarebbe il tedesco standard), bensì i vari dialetti regionali.
- La Germania è uno dei più grandi esportatori europei. Chi parla il tedesco ha buone chance per introdursi nel settore dell'import-export in qualsiasi paese.
- La conoscenza della lingua tedesca permette l'accesso ad uno dei sistemi educativi più organizzati e variegati a livello europeo. Rispetto al nostro paese, Austria, Svizzera e Germania garantiscono scuole, università e possibilità di tirocinio qualitativamente superiori, per quanto riguarda professionalità e infrastrutture. Avendo studiato un anno in Austria, posso dire che non c'è paragone con le università italiane. 
- Se lavorate nel settore educativo come me, ecco una buona ragione per imparare il tedesco: qua si cercano  insegnanti, educatori, formatori, nonchè studenti e dottorandi. A volte lo stipendio per chi lavora in questo ambito non è soddisfacente se paragonato ad altri settori, ma di sicuro si guadagna di più che in Italia e la qualità dell'ambiente lavorativo è assolutamente superiore (orientamento, possibilità di formazione permanente, maggiori prospettive di carriera, oltre alla buona assistenza sanitaria). 
- I media tedeschi offrono dei prodotti molto interessanti. Alla radio, in tv, su internet l'informazione è molto buona e generalmente imparziale. Ottimi, a mio parere, alcuni quotidiani a diffusione nazionale (Die Sueddeutsche Zeitung, FAZ, die Welt - non ho mail letto il Bild, giornale scandalistico,  e non ne sento alcun bisogno!). E poi le riviste, alcune assolutamente fantastiche (la mia preferita è "GEO-Epoche", offre monografie su personaggi e periodi storici non solo tedeschi, lo consiglio a tutti gli studenti di storia!)

E ora qualche consiglio su come "approcciare" questa tanto utile quanto, per molti, apparentemente inaccessibile lingua. Premetto che iniziai lo studio del tedesco da autodidatta nel lontano 2000. Sono passati 12 anni e non sono ancora in grado di padroneggiarlo con estrema sicurezza, ma in compenso ormai comprendo tutto ciò che ascolto in radio e in tv (nel senso che riesco a capire anche le parole che non conosco, per poi cercarle nel dizionario; credo che questo corrisponda ad un buon livello di comprensione, diciamo livello C). Anche durante il mio lavoro capisco quasi tutto, incontro delle difficoltà solo se viene usata la "Umgangsprache" (modi di dire, espressioni regionali). Per quanto riguarda l'espressione, trovo ancora degli ostacoli, a volte per pigrizia o mancanza di concentrazione (il tedesco presenta i "casi" come il latino, la cui corretta declinazione richiede particolari energie mentali).
Come detto, ho iniziato ad imparare da solo con l'aiuto di un libro per principianti munito di audiocassetta (era il 2000!) acquistato in Germania: tanti disegni simpatici, illustrazioni, colori, musica. Anche se sembrava un libro per bambini, l'approccio didattico è vincente: mi ricordo ancora le spiegazioni associate ai disegni! Se volete iniziare lo studio della lingua con un libro, scegliete quello più variopinto e variegato possibile. Da evitare i manuali "compatti" privi di illustrazioni. Dopo qualche mese ho seguito dei corsi di tedesco all'università (corso di base, intermedio, conversazione, per un totale di 80 ore). Una completa comprensione della grammatica e della sintassi è a mio avviso una tappa necessaria per lo studio di questa lingua, che presenta delle particolarità assai diverse dalle lingue "normali" (vedi saggio di Mark Twain). Verbi separabili, casi, ordine delle parole nelle frasi...all'inizio sembrerà di avere a che fare con un idioma alieno, ma il livello di soddisfazione sarà elevato una volta che sarete in grado di padroneggiare queste regole. E poi inizierete a capire molto della psicologia e del modo di pensare dei tedeschi (la precisione dei quali si rispecchia sulla lingua). Tappa fondamentale per l'apprendimento linguistico è una permanenza nel paese dove la lingua è parlata. Esistono svariate possibilità: se siete giovani potete vivere un'esperienza di volontariato a lungo termine (ad esempio, con il Servizio Volontario Europeo), se siete studenti universitari è possibile accedere al programma Erasmus; non sarà impossibile trovare lavoro qua in Germania, anche se, senza la conoscenza iniziale della lingua, non sarà facile trovare delle occupazioni particolarmente interessanti. 
Ho vissuto in vari paesi di lingua tedesca per circa 3 anni, ma non in maniera continuativa: 3 mesi in Svizzera, un anno in Austria e vari periodi in Germania (7 mesi tra 2002 e 2003, 5 mesi nel 2004, 3 mesi nel 2006, un mese nel 2009 e 4 mesi quest'anno, per un totale di 20 mesi). Ovviamente tutto questo "vai e vieni" non mi ha mai permesso di consolidare l'apprendimento linguistico, in quanto dopo ogni esperienza all'estero sono sempre tornato in Italia e questo ha contribuito al "decadimento" lessicale. Ogni volta che torno in Germania cerco quindi di assorbire tedesco il più possibile: la radio a casa è sempre accesa, leggo riviste (der Spiegel e GEO-Epoche, anche in Italia) e romanzi, anche se molto lentamente, massimo 10 pagine al giorno (finora ho letto "Der Vorleser" e mi sto cimentando con "Das Parfum"). Purtroppo a volte sono stanco e preferisco dedicarmi ad altre attività più rilassanti, però devo ammettere che un esercizio di lettura e ascolto costante può dare ottimi frutti e permette quel "salto" per accedere ad un livello di comprensione e produzione più sofisticato. 
Parlare il più possibile aiuta parecchio. Tornare a casa e consultare il dizionario per imparare le parole e le espressioni nuove recepite durante la conversazione aiuta ancora di più. Scegliete i vostri interlocutori, tenendo presente che chi va con lo zoppo impara a zoppicare: parlare con stranieri che commettono ancora molti errori grammaticali è talvolta più facile, ma non farete molta strada. Personalmente, cerco di "introdurmi" in ambienti dove posso entrare in contatto con madrelingua tedeschi (gruppi politici, associazioni culturali o di volontariato, eventi, conferenze, seminari). Evitate gli italiani all'estero, o almeno quelli che prediligono rimanere con il loro gruppo di appartenenza e non hanno interesse a conoscere la cultura tedesca o migliorare il loro livello linguistico (crudele, ma vero: imparerete ben poco). 
Questo è quello che posso dire, tutto basato sull'esperienza personale. E ora non mi resta che augurare buon apprendimento a tutti e buona fortuna con la "terribile lingua tedesca!". E soprattutto...viel Spass!

sabato 16 giugno 2012

Mobilità professionale in Europa

Funeree previsioni echeggiano ormai da mesi nei media di tutto il Vecchio Continente, commenti sconfortanti ricorrono nei discorsi al mercato rionale di qualsiasi città europea, leader mondiali iniziano il conto alla rovescia: pare che per l'Euro e per l'Unione Europea si sia arrivati al capolinea. Chi si interessa di finanza riesce a leggere meglio la situazione e a districarsi tra i vari Spread, Bund, Index e compagnia. Chi invece non ha avuto la possibilità di seguire almeno due semestri di economia all'università, ha l'impressione che improvvisamente la nostra vita non dipenda più da contatti sociali, lavoro, famiglia e amici, bensì da bilanci, debiti, transazioni, prestiti salva-stati e salva-banche. Il che per certi tratti è vero, visto che viviamo in un sistema capitalistico e la nostra esistenza, che ci piaccia o no, è strettamente legata a fattori economico-finanziari. 
Con questo post vorrei cercare però di introdurre un elemento di riflessione che spesso viene ignorato ogni qual volta si parla della crescita e della ripresa economica in Europa: la mobilità dei lavoratori nella UE.
Gli Stati Uniti d'America sono diventati una potenza mondiale (anche se tuttora in fase di decadenza) per via di diversi fattori concomitanti. Tra i vari ne cito uno: la possibilità dei cittadini americani di spostarsi da una costa all'altra senza grandi difficoltà, per studiare, per lavorare, per costruirsi una carriera migliore. Certo, lasciare la propria città d'origine è spesso doloroso, ma negli USA spostarsi dal Connecticut verso il Vermont non è così "traumatico" come trasferirsi dalla Spagna alla Danimarca. Immaginiamo un laureato di 30 anni, residente a San Francisco, che decida di accettare un nuovo lavoro a Boston. Parlerà la stessa lingua, mangerà lo stesso hamburger che mangiava al Burger King sotto casa, non dovrà acquistare adattatori per le prese elettriche, probabilmente utilizzerà lo stesso provider per l'accesso ad internet con lo smartphone, forse non dovrà neanche cambiare assicurazione sanitaria, guidare non presenterà grosse difficoltà visto che il codice stradale nelle due città sarà lo stesso. A parte la differenza di fuso orario, la vita non sarà poi così difficile per il nostro laureato.
Ora immaginiamo un italiano in Germania: 
- la lingua: grosso ostacolo. In Italia non si insegna il tedesco, se non negli istituti alberghieri. E l'inglese in Germania non è parlato da tutti.
- Burocrazia: assistenza sanitaria, contributi pensionistici, nuovo codice fiscale...vedi relativo post.
- Cibo: non solo è molto diverso da quello italiano, anche le ore dei pasti cambiano radicalmente. E i negozi non fanno la siesta al pomeriggio, quindi la spesa va fatta o il sabato o prima delle 18:00.
- Prese elettriche: la presa a tre punte italiana non serve, qui regna la presa tedesca!
- Clima: 5 mesi di inverno, 5 mesi di autunno, il resto è una primavera pazzariella intervallata da alcuni giorni estivi.
- Sistema scolastico: se l'italiano ha dei figli e vuole iscriverli in un istituto tedesco noterà che vi è una grande differenza tra i due sistemi scolastici (ad esempio, non esiste la scuola media)
Queste sono solo alcune delle principali differenze che scoraggiano la cosiddetta mobilità professionale all'interno dell'Unione (secondo le statistiche noi italiani, manco a dirlo, siamo fanalino di coda in questa speciale classifica). Eppure, se si cerca con attenzione in internet, esistono molti documenti, linee guida, dichiarazioni di intenti elaborati dalle istituzioni comunitarie che esplicitamente identificano in questo fattore la direzione da seguire per rilanciare l'economia stagnante in Europa. Cosa potrebbe succedere se milioni di cittadini europei avessero la possibilità concreta di trasferirsi in un altro stato dell'UE per motivi di lavoro? Attenzione, ho usato intenzionalmente la parola "concreta", ossia: mobilità di lavoratori qualificati, assistenza, anche psicologica, alla persona e alla famiglia (nel caso ci si dovesse spostare con il nucleo familiare), orientamento e supporto, specie per risolvere i problemi burocratici. Per me un'Europa veramente vicina ai cittadini è appunto un'Europa che sia  veramente in grado di offrire questi servizi, anche grazie a figure professionali esperte e presenti nel territorio. Sarebbe inoltre un Europa consapevole delle barriere linguistiche e conseguentemente impegnata a superarle, con programmi comunitari di insegnamento plurilinguistico che inizino dagli anni della scuola materna per proseguire fino all'età adulta. 
Non sono un grande esperto di mercati e di finanza, ma reputo che pompare le banche di liquidità  possa essere una soluzione solo parziale. Nella migliore delle ipotesi questi interventi risolveranno la crisi, ma lo scetticismo da parte dei cittadini  nei confronti del progetto di integrazione europea rimarrà inalterato. Almeno fino a quando italiani, spagnoli, greci, tedeschi ecc. non verranno considerati solo come "consumatori europei", ma anche e soprattutto come "cittadini europei". Europei non si nasce, bensì si "diventa". E per diventarlo, sempre se lo si vuole, occorre viaggiare, spostarsi e vivere all'estero, anche per brevi periodi. A patto che queste siano dell'esperienze stimolanti e costruttive, e non un pericoloso e inutile salto nel buio. 

sabato 9 giugno 2012

Arbeitsmarktreform

Martedi 5 giugno vengo invitato dalla mia amica Christina a partecipare ad una riunione di un gruppo locale del SPD, il Partito Socialdemocratico tedesco, presso la città di Bielefeld. I simpatici membri della circoscrizione di Gellershagen-Sudbrack mi accolgono in una  "Kneipe" (birreria - ristorante) italiana e, con mio grande piacere, contribuiscono persino a rimborsarmi le spese di viaggio. Il tema dell'incontro è la crisi economico-finanziaria in Europa, con un focus speciale su Italia e Grecia. Per l'occasione preparo una presentazione con delle slide al fine di illustrare la situazione attuale in Italia: enorme debito pubblico, disoccupazione elevata, sud in affanno, recessione, strategia del governo Monti, lotta all'evasione fiscale. Nel presentare le slides, tocco un tasto delicato, ossia le riforme del mercato del lavoro. A dir la verità, cerco intenzionalmente di provocare i presenti, avanzando la teoria secondo la quale il tasso di disoccupazione tedesco durante gli ultimi 5 ann è diminuito grazie alle riforme introdotte dal governo Schreoder . Traggo questa interpretazione  da un recente articolo pubblicato dallo "Spiegel", uno dei settimanali più letti in Germania: le riforme avrebbero creato maggiore occupazione grazie all'introduzione di contratti a tempo determinato, maggiore flessibilità e riduzione degli oneri fiscali; misure speciali avrebbero inoltre stimolato i disoccupati ad accettare posti di lavoro "indesiderati", pena il taglio del sussidio di disoccupazione (secondo il motto "foerdern und fordern", ossia "promuovere ed esigere").  Noto tra i miei ascoltatori un certo disagio, espresso da mormorii dubbiosi, fino a quando un membro del gruppo non prende la parola e mi illustra il suo punto di vista, che pare essere condiviso da tutto il gruppo. La disoccupazione in Germania sarebbe diminuita piuttosto per via di particolari tendenze demografiche, visto che una larga percentuale della forza lavoro tedesca sarebbe dovuta andare in pensione proprio prima del 2010. Ergo, l'occupazione sarebbe cresciuta in ogni caso, con o senza riforme. Pongo due domande: la prima è se le riforme del lavoro erano veramente necessarie; la seconda, un po' maliziosa, si riferisce al "colore politico" della riforma stessa. Siamo in un gruppo locale del SPD, questi cambiamenti sono stati introdotti dall'ultimo governo federale di centro-sinistra, eppure tutti sembrano estremamente critici ed insoddisfatti! La discussione si anima. La presidente del gruppo, la loquace Sylvia, mi spiega che la riforma non era necessaria, ma il governo Schroeder ha potuto e ha voluto realizzarla perchè in buoni rapporti con i sindacati (che generalmente, in gran parte dei paesi europei, tendono a sedersi al tavolo delle trattative con maggiore disponibilità se il governo è di centro-sinistra). Per quanto riguarda la seconda domanda, la criticità è data dal fatto che le nuove riforme hanno intaccato la stabilità di quella che viene definita da Sylvia "la colonna del Paese", ossia la classe media. Precarietà ed eccessiva flessibilità (ad esempio, i famosi mini-job da 400 euro al mese senza previdenza sociale) avrebbero causato un degradamento dei lavoratori. Sembra un paradosso: da una parte ci sono più occupati, ma la ricchezza media è diminuita. Tra un boccale di "Alt" (birra scura della zona) e di birra di grano la discussione continua, ma dopo 3 ore abbondanti anche la logorroica Helga (che poi scopro essere stata parlamentare regionale) deve sventolare bandiera bianca. Una piacevole serata, dove non si è parlato poi così tanto di Italia, ma ho imparato molto sulla Germania. Il suggerimento finale degli amici tedeschi: non è consigliabile "copiare" le riforme dagli altri paesi, molto meglio crearsi un proprio stile per risolvere i problemi.

venerdì 1 giugno 2012

"Betriebsausflug" stile Coppa Cobram


Con il termine "Betriebsausflug" ci si riferisce in Germania alla gita aziendale: si trascorre insieme ai colleghi una giornata in allegria e si consolida così lo spirito di gruppo. Con mio grande piacere anche la scuola dove lavoro organizza un'escursione in bicicletta con tutto il personale. Durante il "Teambesprechung" (riunione di lavoro, che qui in Germania viene accompagnata di solito da una pantagruelica colazione) pianifichiamo ogni minimo dettaglio, fino al colore delle magliette da indossare (ma non prendiamo una decisione definitiva, in quanto mi oppongo al rosa pastello proposto da una collega). Il piano è ambizioso, almeno per un italiano non abituato ad usufruire dei vantaggi delle infinite piste ciclabili che attraversano boschi e costeggiano fiumi: 40 km in bicicletta, pranzo al sacco e sosta al Biergarten. Tutto sembra perfetto, ma non abbiamo fatto i conti con il tempo atmosferico, piuttosto dispettoso in queste occasioni. L'ultimo fine settimana è stato "grossartig", magnifico, ma i peggiori agenti atmosferici decidono di allearsi per giocare un brutto scherzo alla nostra gitarella. Controllo regolarmente le previsioni e la mia preoccupazione cresce sempre più, soprattutto quando noto l'indifferenza dei teutonici nei confronti nell'imminente acquazzone. Bisogna ricordare che qua in Germania l'attitudine verso il maltempo è ben diversa dalla nostra. Lo si sopporta con paziente rassegnazione e non si rinuncia agli impegni intrapresi. "Es gibt kein 

schlechtes Wetter – es gibt nur die falsche Kleidung!“, ossia "non esiste il brutto tempo, solo vestiti sbagliati!" è un modo di dire illuminante per comprendere l'atteggiamento teutonico nei confronti delle intemperie. E così il giorno fatidico, incuranti del cielo minaccioso sopra di noi, ci incontriamo nel punto di partenza prestabilito per affittare le bici e partire, zaino in spalla e giacca a vento a portata di mano. Inizialmente il tempo è piacevole e per due ore tutto fila liscio. Poi, a partire dalle 14:00, arriva il diluvio universale. Il video del povero Fantozzi impegnato nelle fatiche della Coppa Cobram rende bene l'idea. Secchiate d'acqua allietano la nostra escursione pei boschi, il vento scherza col cappuccio della mia giacca e il fango schizza sui parafanghi . Devo dire che, malgrado il fortunale, mi diverto parecchio, anche se a volte faccio un po' di fatica a tenere il ritmo del "peloton" dei miei 10 colleghi. Mi sono sempre definito un tipo sportivo e recentemente la mia prestazione nei 10 mila metri (corsi in 48 minuti netti) mi riempiva di un certo orgoglio. Eppure in certi tratti non riesco a tenere l'andatura delle mie colleghe over 45, sicuramente non più longilinee del sottoscritto ma più abituate a prestazioni in condizioni estreme. La gita termina infine dopo 5 ore e circa 50 chilometri in una "Kneipe" (Birreria) dove, bagnati ma contenti, mangiamo e beviamo in armonia. Mi sorprende che nessuno si lamenti del tempo e tutti, proprio tutti, siano d'accordo nel considerare l'escursione un grande successo. Anche io torno a casa soddisfatto, anche se alquanto affaticato. Preferisco però fare sport con una leggera brezza che mi accarezza il viso e il sole che mi scalda la pelle. In Italia.